Il presente blog propone estratti dai libri e dagli scritti di Joseph Ratzinger.

Il blog non è un prodotto editoriale, è realizzato da volontari, ed è senza alcuna finalità di lucro. L'unico obiettivo è quello di fare conoscere in maniera più approfondita gli insegnamenti e le preziosa eredità lasciataci, per essere di invito all'acquisto ed alla lettura delle opere integrali. L'aggiornamento non ha una periodicità fissa.

Si invita a segnalare ogni eventuale violazione del diritto d'autore all'indirizzo scrittijosephratzinger@gmail.com.

La domanda è: la fede è un atteggiamento degno di un uomo moderno e maturo?

tratto da Joseph RatzingerGuardare Cristo. Esercizi di fede, speranza, carità, Jaca Book, Milano 1989, Capitolo I – Fede, § 1. Fede nella vita quotidiana come atteggiamento fondamentale dell'uomo, pp. 11-13.


1. Fede nella vita quotidiana come atteggiamento fondamentale dell’uomo

Ma qui non vogliamo entrare in questa discussione; molte cose che saranno dette in queste conversazioni possono essere però una tranquilla risposta alle domande che ne risultano. Ora ci importa semplicemente di imparare meglio l’atto fondamentale dell’esistenza cristiana, l’atto della fede. Se ci mettiamo per questa strada, sorge subito un impedimento. Avvertiamo, per così dire, una di quelle nostre intime rotture, che bloccano il nostro movimento nel campo della fede. La domanda è: la fede è un atteggiamento degno di un uomo moderno e maturo?

«Credere» ci appare come qualcosa di provvisorio, di transeunte, da cui si vorrebbe propriamente uscire, anche se spesso – appunto come atteggiamento transeunte – è inevitabile: nessuno può realmente sapere e dominare col proprio sapere tutto ciò su cui si fonda la nostra vita in una civiltà tecnica. Moltissime cose – la maggior parte – noi dobbiamo accettarle con fiducia nella «scienza», tanto più che questa fiducia appare sufficientemente confermata anche per il singolo da un’esperienza comune.
Tutti noi usiamo dalla mattina alla sera prodotti della tecnica, i cui fondamenti scientifici ci sono ignoti: la statica del grattacielo chi può calcolarla e accertarsene? Il funzionamento dell’ascensore? Tutto il campo dell’elettricità e dell’elettronica di cui ci serviamo? Oppure (ciò che è ancora più grave) l’affidabilità della composizione di una medicina? Si potrebbe continuare. Noi viviamo di una rete di non conoscenze, delle quali ci fidiamo a causa delle esperienze generalmente positive. Noi «crediamo» che tutto ciò sia giusto ed abbiamo con questa «fede» parte al prodotto del sapere di altri.

Che specie di fede è ora questa che pratichiamo di solito inconsapevolmente, che anzi è il fondamento della nostra giornaliera vita comune? Cerchiamo di non cominciare subito con una definizione, ma restiamo a ciò che si può stabilire immediatamente.
Due opposti aspetti di questa specie di «fede» saltano agli occhi.
In primo luogo possiamo già stabilire che una simile fede è indispensabile [11] per la nostra vita. Ciò vale anzitutto semplicemente perché nulla più funzionerebbe; ognuno dovrebbe ricominciare da principio. Ciò vale in profondità anche nel senso che una vita umana diventa impossibile se non si può aver fiducia dell’altro e degli altri, se non ci si può più affidare alla loro esperienza, alla loro conoscenza, a quello che ci viene presentato. Questo è uno dei lati di questa fede, quello positivo.
D’altra parte essa è naturalmente espressione di un’ignoranza e, in questo senso, un atteggiamento secondario: sapere sarebbe meglio. I molti possono affidarsi a tutto il meccanismo di un mondo tecnico soltanto perché alcuni hanno studiato un settore particolare e lo conoscono. In questo senso c’è il desiderio di passare, per quanto possibile, dalla fede al sapere, in ogni caso in questo campo, a un sapere giusto e significativo.

Nonostante siamo ancora molto lontani dalla zona della religione e ci moviamo nello spazio del dominio della vita puramente intramondano, quotidiano, abbiamo però guadagnato intuizioni importanti anche per il fenomeno della fede religiosa e che quindi vogliamo ancora espressamente precisare.
Dicevamo che nel quadro della «fede di ogni giorno» (come la vogliamo chiamare) si devono distinguere due aspetti: vi appartiene anzitutto il carattere dell’insufficiente, del provvisorio; essa è uno stadio puramente incipiente del sapere, dal quale si cerca di uscire se possibile.
Ma c’è oltre questo qualcosa d’altro: una simile «fede» è fiducia reciproca, partecipazione comune alla comprensione e al dominio di questo mondo; questo aspetto è in genere essenziale per la formazione della vita umana. Una società senza fiducia non può vivere. Le parole pronunciate da Tommaso d’Aquino, a dire il vero per un altro piano, valgono anche qui: l’incredulità è essenzialmente contraria alla natura dell’uomo [nota 1]. Così noi vediamo che i diversi piani non sono del tutto senza rapporto...

Abbiamo fin qui elaborato una «struttura assiologica» della fede naturale, ossia cercato e trovato che una simile fede è un va[12]lore certamente minore rispetto al «sapere», ma fondamentale per l’esistenza umana, un valore senza cui nessuna società può sussistere.

In più possiamo ora elencare anche i singoli elementi che appartengono a questa fede (la «struttura del suo atto»). Essi sono tre.
Questa fede si riferisce sempre a qualcuno che «sa»: presuppone la reale cognizione di persone qualificate e degne di fede.
Vi si aggiunge, come secondo elemento, la fiducia dei «molti» che nel quotidiano uso delle cose si basano sulla solidità del sapere che sta dietro.
 E infine, come terzo elemento, si deve nominare una certa verifica del sapere nell’esperienza di ogni giorno. Che la corrente elettrica funzioni correttamente io non posso dimostrarlo scientificamente, ma il quotidiano funzionamento delle mie lampade mi dimostra che io, benché non sia uno che sa, non agisco tuttavia in una «fede» pura, del tutto priva di conferme.



[nota 1] S. Theol. II-II q. 10 a. 1 ad 1; cfr. J. Pieper, Lieben, hoffen, glauben, München 1986, pp. 315 e 376.

2 commenti:

  1. La Fede è entrata nella mia quotidianità attraverso l'ascolto di persone appartenenti alla Chiesa Cattolica, che Dio mi ha inviato per farmi conoscere la persona presente e viva di Gesù. E' stato quest'incontro intimo con Gesù, che ha cambiato la mia vita, e la fede in Gesù e nelle sue promesse, è nata perchè s'è instaurato un dialogo concreto con lo Spirito Santo nella preghiera giornaliera. Grazie per aver aperto questo blog che ci permette di far luce alla ns debole fede!

    RispondiElimina
  2. Grazie a Lei per la sua testimonianza Ignazio!

    RispondiElimina